INGANNA LA TUA VITA CON UN SOCIAL

“Ogni scorciatoia allunga il cammino giacchè la via lunga è anche la più breve perché la sola.”

Forse con il tempo ci siamo dimenticati da che idea e da quale circostanza è nato Facebook.

Un ragazzo, studente di Harvard, dopo un appuntamento andato male, decide di creare questo strumento/sistema per socializzare (inizialmente con un contest tra le foto degli studenti dell’Università).

Il giovane Mark Zuckemberg, pur quanto possa essere stato brillante (dietro uno schermo), non s’immaginava minimamente di aver dato vita in quel momento al social network più importante della storia moderna.

Ecco le conseguenze di un appuntamento andato male cadute sulla persona che grazie e/o a causa delle sue capacità ha rivoluzionato, mediante un computer, l’approccio a queste debolezze che possono abbattersi su qualsiasi persona. Un intelligente studente universitario che si è trovato di fronte le difficoltà emotive e psicologiche di una relazione umana andata storta. Da lì l’idea di trovare ed inventare una scorciatoia computerizzata che fosse in grado di porre davanti a lui uno scudo protettivo dagli intensi contraccolpi sprigionati dalla complessità delle relazioni.

Una relazione che s’intende instaurare e/o riparare si porta con sé la volontà di riconoscersi, di comunicare, di esprimersi, l’assenza e la lontananza dell’altro, il dolore e il tempo che ci imprigiona inesorabilmente… Tutte dimensioni e situazioni che, pur quanto possano far male, fanno parte della Natura Umana.

Facebook, al contrario, non è altro che una “geniale” invenzione, ideata per soddisfare con uno strumento artificiale bisogni umani (tipico del capitalismo) e per placare quell’angosciante ricerca di riconoscimento nell’altro. Sentimento che raggiunge la sua realizzazione ed illuminazione solo in una dimensione umana, strutturata naturalmente a misura d’uomo, con tutte le sue complessità. I Social Network, del resto, sono un grande ingranaggio della società attuale imperniata sul capitalismo, in cui prevale quell’incessante desiderio di autoaffermazione, autonomia, certezza, consumo, di “performare” e di far prevalere la propria individualità (sempre più sola) a discapito di altri, per il raggiungimento dei propri obiettivi e bisogni.

Oggi, nel 2021, Facebook, Instagram e gli altri canali social sono parte integrante delle nostre vite quotidiane; li usiamo per socializzare, per lavoro, per comunicare, per esprimere i nostri pensieri e passioni, per “non rimanere indietro” e per molto altro… tutto questo cercando di idealizzare e teatralizzare noi stessi.

Ma siamo davvero sicuri che questo sia lo spazio pubblico di cui ogni persona ha bisogno? Non è forse solo un’illusione idealizzata questo sistema di socializzare che ti conferisce una sensazione di riconoscenza indefinita, priva dell’interazione tra due o più identità complesse collegate da tempo e spazio e soprattutto da rinnovare in continuazione?

Il problema ancora più grande, però, è la dimensione di tutto questo. Siamo intrappolati, in competizione, in contatto, in false relazioni con un numero di persone che non sono a portata d’uomo realmente, sia che queste siano positive che negative. Veniamo schiacciati emotivamente sia da una parte che dell’altra, in entrambi i casi siamo lontani dal concetto di sostenibilità sociale. L’odio e la riconoscenza raggiungono picchi che oltrepassano la percezione e la tolleranza umana. In una dimensione virtuale gigantesca di questo tipo, l’essere insultati e/o l’essere acclamati positivamente, non fanno altro che indebolire il concetto sopra citato di sostenibilità sociale, proprio per la loro natura d’interazione disumana.

Si potrebbe scrivere ancora molto su questo tema, affrontando per esempio la regolamentazione di questi canali social a livello giuridico. Molto probabilmente, però, ci indirizzeremmo verso un ulteriore livello sociale di complessità nel futuro prossimo.

Ad oggi, uno dei problemi sociali maggiormente analizzati, è la relazione all’interno della sua complessità moderna, considerando l’iper-connessione virtuale e la sempre maggiore disconnessione nei rapporti reali.

Nell’iscriverci in Facebook, Instagram e negli altri canali social abbiamo dato per scontato, accettato e minimizzato le cause per cui tutto questo è nato, ovvero le difficoltà e l’importanza di affrontare le relazioni umane in maniera umana, prendendo la stessa scorciatoia di Mark, dimenticandoci che “la via più lunga è anche la più breve perché la sola”.

Per concludere il nostro pensiero, senza prendere delle scelte convinte e unite da parte di tutti noi, senza un’etica, senza la consapevolezza e senza un’educazione su questo enorme tema, stiamo lasciando ingenuamente ai giovani e ai giovanissimi le porte aperte all’iscrizione in questo mondo virtuale, fondato sull’incapacità di relazionarsi, precludendoli la possibilità di vedere e crescere con uno stile relazionale umano, in cui tanti sguardi e non tanti schermi tentano di unirsi.

 

Zonca Simone & Rossana Di Leo