SPRECO ALIMENTARE

Ieri, 5 Febbraio, era la giornata nazionale contro lo spreco alimentare, uno dei problemi attuali considerati su scala mondiale, che si riflette ovviamente su tutta la catena agroalimentare (produzione, distribuzione e consumatori finali).
Secondo la FAO un terzo di tutti i prodotti alimentari a livello mondiale (1,3 miliardi di tonnellate edibili) viene perduto o sprecato ogni anno lungo l’intera catena di approvvigionamento. Cifra che corrisponde a circa 685 miliardi di euro.
L’ONU, dal 25 Settembre 2015, ha adottato un piano che dovrebbe guidare gli sforzi globali di “progresso” fino al 2030, chiamato “Agenda 2030”. All’interno di quest’Agenda vi sono diversi problemi che necessitano di sforzi e di un’attenzione particolare: degrado ambientale, povertà, terrorismo, conflitti, migrazione e proseguendo troviamo lo spreco alimentare.
Secondo le stime dell’ONU, la popolazione mondiale aumenterà dagli attuali 7,7 miliardi di persone a 9,7 miliardi entro il 2050, per cui la riduzione dello spreco alimentare è un importante traguardo da raggiungere per ridurre la fame nel mondo.

Lo spreco alimentare può assumere diverse forme: dagli alimenti che i commercianti non riescono a vendere, ai prodotti scaduti nel frigo, fino alla porzione di verdure che avanziamo nel piatto. Purtroppo, riguarda anche situazioni meno ovvie, come quei chili di troppo che appesantiscono un terzo della popolazione mondiale. Com’è possibile che esistano al mondo ristoranti come Hart Attack grill negli Usa, per fare un esempio, che si caratterizzano per servire “cibo non salutare” che potrebbe causare l’infarto? Vengono proposti panini con all’interno due, tre, quattro, fino a otto hamburger…come se non bastasse fuori dal ristorante sono poste delle bilance, che permettono ai clienti che pesano più di 350 libbre (160 kg) di mangiare gratis. Spreco è anche la malnutrizione, quel cortocircuito che si crea rimpinzandosi di cibi non digeribili o antinutrienti. Forse, si dovrebbero anche includere le tonnellate di fertilizzanti sparse inutilmente nei campi, o le enormi quantità di mangimi utilizzati per alimentare i grandi allevamenti industriali, destinati a produrre altro cibo, di dubbio valore alimentare, in modo tutt’altro che efficiente e ragionevole.

Dei miglioramenti sembrano esserci, per la prima volta in dieci anni, lo spreco di cibo da parte degli italiani risulterebbe in calo: l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg prevede una tendenza per il 2020, del 25 per cento in meno rispetto all’anno precedente (6,5 miliardi di euro sprecati contro gli 8,4 miliardi complessivi del 2019) .
Seppur ci siano dei miglioramenti in Italia, bisogna lavorare ancora moltissimo (2,7 milioni di persone sono costrette a chiedere aiuto per il cibo da mangiare), partendo dalle nostre scelte quotidiane, dall’educazione, dalla nostra volontà di informarci, di sforzarci a migliorare e di aumentare la nostra consapevolezza su questi aspetti che fanno parte dei problemi della nostra epoca. La società dello spreco, dell’eccesso, del produrre e del consumare più di quel che necessario ha di fronte a sé un enorme problema da risolvere, per noi e soprattutto per le generazioni future.

 

 

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